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La pianta

Semi e olio di Moringa: cosa sono e come si usano

Baccelli, semi alati e olio di Ben: come sono fatti, a cosa servono in cucina, in cosmesi e per chiarificare l’acqua, e cosa sta analizzando la ricerca con il CNR.

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Mani che aprono un baccello di Moringa con i semi

Della Moringa si parla quasi sempre per le foglie. Ma l’albero produce anche lunghi baccelli pieni di semi, e dai semi si ricava un olio conosciuto da secoli. Ecco come sono fatti, a cosa servono e cosa stiamo studiando con il CNR.

Baccelli e semi

Dopo la fioritura, la Moringa forma baccelli lunghi, sottili e a tre lati, che pendono dai rami e possono superare i 40 centimetri: sono loro a darle il nome inglese di drumstick tree, l’albero delle bacchette di tamburo. Da verdi sono teneri; maturando diventano bruni e legnosi e si aprono lungo tre fessure.

Dentro ci sono i semi: tondeggianti, scuri, di circa un centimetro, ognuno con tre ali sottili e chiare, come di carta. In natura le ali li aiutano a spostarsi con il vento e con l’acqua.

Baccelli di Moringa appesi ai rami nel campo di Sorso
Baccelli maturi sui rami, nel nostro campo a Sorso.

In cucina

Nei paesi d’origine i baccelli si raccolgono giovani e si cucinano come una verdura: in India, tagliati a pezzi, finiscono nelle zuppe di lenticchie e nei curry. I semi maturi, in alcune cucine, si mangiano tostati.

In Italia baccelli e semi non si trovano come alimento, e noi non li vendiamo. In cucina usiamo solo le foglie: se vuoi assaggiarle, il modo più semplice è il pesto.

L’olio di Ben

Spremendo i semi maturi si ottiene l’olio di Moringa, chiamato anche olio di Ben. La resa è alta: l’olio va da circa un quinto a più di un terzo del peso dei semi, a seconda della varietà e del metodo di estrazione. È fatto per la maggior parte di acido oleico, lo stesso grasso che prevale nell’olio d’oliva.

Il nome ha una storia curiosa. Quando l’olio fu analizzato per la prima volta, nel 1848, vi si trovò un acido grasso fino ad allora sconosciuto, che prese il nome di acido beenico proprio dall’olio di Ben.

Per secoli è stato apprezzato perché si conserva a lungo: è stato usato come base per i profumi e ha avuto fama di ottimo olio per orologi e piccoli meccanismi. Oggi, in Europa, si trova soprattutto nei cosmetici: creme, oli per il corpo e prodotti per capelli, dove è scelto per le sue proprietà emollienti.

I semi e l’acqua

I semi di Moringa hanno un uso meno noto. Macinati e mescolati all’acqua torbida, liberano proteine che fanno aggregare le particelle sospese, che poi si depositano sul fondo. Per questo in diversi paesi in via di sviluppo vengono usati per chiarificare l’acqua di fiumi e pozzi.

Semi da piantare

In Italia i semi di Moringa si comprano soprattutto per seminarli. Si seminano in primavera, al caldo, dopo averli lasciati in acqua tiepida per una notte, e in genere germinano in una o due settimane. Abbiamo spiegato tutto il percorso, dal seme alla pianta adulta, in Moringa in vaso.

Se preferisci partire da una pianta già avviata, coltiviamo giovani piante di Moringa per giardino o terrazzo: puoi richiederle.

Le foglie, nel pesto

Dal nostro campo usiamo solo le foglie, raccolte da giugno a novembre e lavorate quando sono ancora fresche.

Scopri i pesti

Cosa studia la ricerca

Anche i semi fanno parte del progetto Moringa 4 Future Food, che coordiniamo con il CNR-ISPAAM. Tra le analisi previste ci sono vitamine, amminoacidi, proteine e altri composti delle foglie fresche ed essiccate e dell’olio dei semi, tutti da Moringa coltivata in Sardegna. Racconteremo i risultati quando saranno pubblicati.